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Beni culturali, la rivoluzione di Rinascimento Digitale 

Per applicare bene le tecnologie informatiche al patrimonio artistico e scientifico la Fondazione propone nuovi obiettivi e nuovi metodi.

Restituendo spazio a tutti gli operatori della cultura

Firenze – La valorizzazione dei beni culturali con l’impiego delle tecnologie informatiche costituisce un obbiettivo straordinariamente importante e complesso che non può essere conseguito con l’esclusivo impegno dei tecnici dell’innovazione e senza l’attiva partecipazione degli operatori dei beni culturali. La mancata o comunque insufficiente partecipazione integrata di queste due componenti è uno dei motivi principali per cui i molti tentativi per promuoverne l’impiego sistematico nel settore dei beni culturali hanno avuto finora scarso successo.

Questa analisi è costituisce il punto di partenza della Fondazione Rinascimento Digitale, che oggi debutta ufficialmente a Firenze con lo scopo esplicito di stimolare la diffusione e l’impiego ottimale delle nuove tecnologie nel Paese che più di tutti al mondo possiede beni culturali da valorizzare e preservare.

Per conseguire questo fine è necessario il coinvolgimento consapevole e appassionato degli operatori culturali e dei beni culturali. Viceversa, si è finora soprattutto osservato un fenomeno di esclusione che ha generato atteggiamenti di estraneità se non, addirittura, di ostilità nei confronti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Rinascimento Digitale opererà per modificare questo quadro negativo, tentando di compiere una vera e propria rivoluzione copernicana.

Per favorire l’avvio di un processo che stimoli lo stabile impiego delle tecnologie informatiche nella gestione e nella valorizzazione dei beni culturali e nella diffusione della cultura, la Fondazione sostiene la necessità di restituire agli operatori competenti il ruolo di protagonisti dei processi di innovazione.

Questa rappresenta tuttavia solo la prima delle condizioni. La scarsa presa delle tecnologie nel settore dei beni culturali ha infatti almeno altre tre cause. Una è il carattere occasionale e disorganico che ha contraddistinto sinora gli interventi pubblici in questo ambito. La committenza non ha saputo definire in maniera coerente gli obiettivi, col risultato che non è stato possibile sfruttare al meglio il carattere cumulativo e integrativo delle metodologie digitali, e inquadrare le scelte progettuali in logiche condivise di programmazione e di ottimizzazione.

Un altra causa è legata alla fragilità potenziale delle memorie digitali. Teoricamente destinate all’eternità, a condizione che le si protegga con processi e azioni consapevoli e non banali, le memorie digitali presentano di fatto rischi molto alti di cancellazione. Già oggi sono molte le informazioni digitali alle quali si accede con difficoltà, quando già non siano andate irreversibilmente perdute per il deteriorarsi dei supporti o per l’obsolescenza delle tecnologie. La definitiva affermazione del digitale non può dunque prescindere dall’assunzione di procedure che forniscano un’assoluta garanzia di stabilità e durata nel tempo delle informazioni memorizzat e, quindi, di certezza della loro trasmissibilità alle generazioni future.

Terza causa dell’insuccesso, la non sufficiente attenzione e volontà dei produttori di trovare un punto di equilibrio tra le esigenze degli utenti (in particolare i responsabili della conservazione, gestione e valorizzazione dei beni culturali) e le potenzialità di utilizzo delle tecnologie, sempre in evoluzione. Da questo punto di vista, costituisce un limite grave la mancanza di centri di riferimento sul piano nazionale, capaci di assistere i committenti a delineare gli obiettivi strategici e a definire le metodologie ottimali per la transizione alle memorie digitali. Centri capaci altresì di imporre una visione interamente nuova fondata sull’integrazione delle informazioni: una volta svincolata dai supporti materiali (come avviene quando è trasferita nel formato digitale), l’informazione si trasforma in materiale duttile, combinabile a più livelli. Non fa dunque più senso separare le informazioni in categorie distinte per tipologie dei supporti (libri, documenti, oggetti, ecc.).

Data di inserimento: 25/04/2006
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Come evitare l’eclisse delle memorie digitali

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